Biennale Ulassai
La Biennale

Una biennale come rete

Un dispositivo curatoriale condiviso, in cui i musei di Ulassai diventano luogo di convergenza tra esperienze indipendenti, curatori e artisti attivi nel territorio sardo.

Più che una rassegna espositiva, la Biennale 2026 si configura come un dispositivo curatoriale condiviso, in cui i musei di Ulassai — la Stazione dell'Arte e il CaMuC — diventano luogo di convergenza tra esperienze indipendenti, curatori e artisti attivi nel territorio sardo.

Muovendo dall'esperienza maturata nella prima edizione del 2024, la II Biennale si propone come dispositivo di sperimentazione artistica e di partecipazione culturale, capace di valorizzare i fermenti artistici dell'isola e di offrire uno spazio di confronto tra artisti, curatori, istituzioni culturali e pubblico. Attraverso opere, installazioni site-specific e momenti di confronto pubblico, diventa una piattaforma capace di attivare relazioni e generare nuove opportunità di visibilità per la scena artistica contemporanea della Sardegna, in apertura verso contesti nazionali e internazionali.

Sono coinvolte tre realtà del territorio — Museo Organica (Tempio), Parco delle Arti Molineddu (Ossi) e la residenza artistica nocefresca (Milis) — chiamate a sviluppare progetti espositivi in dialogo con il contesto culturale e paesaggistico di Ulassai.

Testo di Gianni Murtas · Direttore artistico

Il significato dell'opera

La seconda Biennale di Ulassai, intitolata Il significato dell'opera, per un verso approfondisce aspetti più concettuali del fare artistico, per un altro tende a far emergere la dimensione collettiva del significato dell'opera d'arte, che vive sul confronto tra il lavoro di tanti artisti e su un dialogo allargato con operatori e pubblico.

L'approccio, più "filosofico", si ricollega alla propensione riflessiva del lavoro di Maria Lai, però coglie l'esigenza tutta contemporanea di ripensare le radici della modernità e riflettere sulle trasformazioni in atto. Perché l'intento resta quello di vedere come alcuni nodi poetici e concettuali che hanno alimentato l'arte del Novecento si stiano riposizionando e sviluppando negli orizzonti del terzo millennio.

Maria Lai diceva che le opere d'arte, realizzate con qualunque tecnica, richiedono una lettura creativa, altrimenti restano mute:

«L'opera non esisterebbe senza le interpretazioni, che possono essere infinite. L'artista avvia una fecondazione, l'interprete la nutre e la porta lontano.»
Maria Lai, Le ragioni dell'arte

La Biennale muove da queste premesse, dalla volontà di approfondire gli spunti ancora vitali dell'artista ulassese; ma anche dall'esigenza di ripensare il rapporto tra l'artista e l'opera nei magmatici orizzonti contemporanei. L'arte attuale, amplificata dall'impatto dei media, manifesta una vocazione universalistica, però continua a interrogarsi sulle proprie radici esistenziali.

Il confronto parte dall'osservazione, ma il vedere meccanico non basta:

«occorre che la vista diventi sguardo e lo sguardo riflessione: solo quando lo sguardo incontra il pensiero e ciascuno illumina l'altro in un'unica esperienza nasce l'opera.»
Maria Lai, sguardo, opera, pensiero

Un altro elemento vitale della ricerca che la Biennale rilancia è la multiformità tecnica e linguistica del lavoro artistico. Nelle opere di Maria Lai pittura e scultura, illustrazione e narrazione, concetto ed oggetto, si incrociano e si sovrappongono senza soluzione di continuità. È un aspetto che non solo consente uno sguardo aperto sugli esiti più recenti della produzione artistica, ma è capace di sollecitare una riflessione complessa sugli orizzonti estetici ed antropologici della cultura contemporanea.

Riconosciuta dignità artistica ad ambiti che solo vent'anni fa avevano difficoltà a ritagliarsi una dimensione precisa (fotografia, video, street art, arredo urbano), rivalutato il carattere pubblico e relazionale dell'intervento estetico, la Biennale di Ulassai porta l'attenzione su realtà isolane che negli ultimi anni hanno lavorato soprattutto sulla collaborazione col territorio nel definire i significati dell'operare artistico.

E se un confronto di segni e linguaggi come quello del Parco delle Arti di Molineddu (This Is) ci restituisce, nelle corrispondenze poetiche delle coppie, un senso profondo di condivisione dell'esperienza estetica, l'avventura del Museo Organica (Orografie) ci parla di un'arte giovane che ascolta l'ambiente in cui vive e interagisce con la luce e con le materie dei luoghi. Il progetto di nocefresca (Campo Luminoso), costruito sostanzialmente sull'esperienza delle residenze d'artista, sembrerebbe puntare soprattutto sull'apporto esterno, ma in realtà si serve di uno sguardo "altro" per tracciare un percorso che attraversa l'isola intrecciando pensieri ed emozioni alimentati dalle differenti forme di vita rurale.

Direzione artistica

La Direzione artistica della seconda edizione è affidata a Gianni Murtas, storico e critico d'arte, autore di saggi e monografie dedicate a Maria Lai, affiancato da Marco Peri, storico dell'arte e Direttore della Stazione dell'Arte.

Con il sostegno di
Loghi istituzionali — Unione Europea, Italia Domani, Ministero della Cultura, Regione Sardegna, Comune di Ulassai, Stazione dell'Arte, CaMuC

Progetto Finanziato dall'Unione Europea — Next Generation EU
Ambito PNRR: Missione 1 Componente 3 Investimento 2.1
Ministero della Cultura: Attrattività dei Borghi · Linea A