Campo Luminoso
Luci sulla campagna
Campo Luminoso è un'indagine poetica e visiva sullo stato attuale della campagna sarda e delle sue piccole comunità: un tentativo di far luce sul "campo" inteso come terreno agricolo, ma anche come campo di relazione, ricerca, osservazione e sperimentazione.
Il percorso parte dal territorio oristanese e attraversa diversi paesi e campagne della Sardegna, esplorando il paesaggio, le architetture e le tracce di presenza umana e vegetale, e interrogandosi su ciò che rende vicine realtà differenti e geograficamente distanti: i legami invisibili, le forme della resistenza, i segni dell'abbandono e quelli della cura, le luci e le ombre.
Ricerche artistiche differenti si concentrano su un tema comune e si ritrovano in uno stesso contesto espositivo, dove lo sguardo interno di artisti radicati nell'isola si intreccia con quello esterno degli ospiti internazionali della residenza nocefresca. Ne emerge un ritratto caleidoscopico che prova a restituire la complessità del vivere rurale contemporaneo.
La fotografia è il punto di partenza comune, attraversato, integrato e superato attraverso la tridimensionalità, il movimento e il suono, ed espanso nei linguaggi dell'installazione, del video e della scultura. Il percorso espositivo offre al visitatore l'esperienza di un mondo insieme reale e immaginifico: un attraversamento della campagna sarda e dei suoi paesi, per come sono stati visti e percepiti dagli artisti coinvolti.
La scelta degli artisti, individuati tra coloro che hanno partecipato al programma di residenze artistiche nocefresca a Milis tra il 2020 e il 2025, riflette la natura stessa del progetto e la volontà di trasporne la poetica in un altro contesto, stimolando uno spostamento sia spaziale sia artistico. Emergono così i valori cardine del progetto: l'internazionalità, la dimensione relazionale e partecipativa, l'interesse per il paesaggio inteso come interazione tra fattori umani e naturali. A questi si affiancano il focus sulla Sardegna rurale contemporanea e il tentativo di decostruire immagini e narrazioni sedimentate per costruire un nuovo alfabeto, capace di rileggere e reinventare questi territori, insieme agli artisti e alle comunità locali.
Le opere prendono forma all'interno della residenza nocefresca e, nell'incontro con il nuovo spazio espositivo, con il contesto di Ulassai e con il pubblico della Stazione dell'Arte, evolvono e mutano, acquisendo nuovi significati e nuove consapevolezze, in dialogo con il tema della Biennale, Il significato dell'opera.
Il percorso prende avvio dalla casetta delle janas, dove il lavoro fotografico di Josef Kováč pone il visitatore di fronte alle immagini di serre abbandonate e dimenticate nel buio della notte, interrogandosi sulla fragilità delle attività umane. L'opera diventa esperienza immersiva, interattiva e plurisensoriale, amplificata dai suoni raccolti da Laure Jolissaint nelle campagne sarde. All'esterno, un cumulo di frammenti di vasi in terracotta, ritrovati nelle serre e disposti da Josef Kováč lungo il percorso di collegamento con l'edificio della rimessa della Stazione dell'Arte, accompagna il cammino del visitatore.
Attraverso i cocci si giunge allo spazio interno, dove Simone Mizzotti affronta il tema dello spopolamento attraverso ritratti di comunità realizzati nei comuni di Armungia, Assolo e Milis. Sul lato opposto, l'intervento quasi complementare di Renée Lotenero osserva le abitazioni in crollo e le immagina come organismi viventi, interrogandosi su quale nuova forma di vita possa nascere dalle rovine. Sulla parete frontale all'ingresso, Chiara Cordeschi indaga il mondo della viticoltura, focalizzando la sua attenzione sul viticcio, elemento simbolico che dalle fotografie in sala si espande anche al di fuori dello spazio espositivo, arrampicandosi sulle architetture e relazionandosi al paesaggio locale.
Qual è il futuro dei nostri campi? Chi li abita o li abiterà? Le visioni qui intrecciate non offrono risposte univoche, ma attivano zone di luce che invitano a uno sguardo più attento e profondo. Il campo si delinea come un paesaggio complesso dove l'abbandono incontra la presenza e la cura, il crollo si confronta con la resistenza e la vitalità, e scenari bui lasciano intravedere spazi di luce e forme di futuro ancora aperte.
- Chiara Cordeschi
- Laure Jolissaint
- Josef Kováč
- Renée Lotenero
- Simone Mizzotti
Chiara Cordeschi · Josef Kováč · Renée Lotenero











Simone Mizzotti


